“Mi chiamo Alima” – Storia di una donna della Costa d'Avorio

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“Mi chiamo Alima” – Storia di una donna della Costa d'Avorio

 

All'interno del progetto EMIRE (Empowerment of Migrant and Refugee Women), vi presentiamo l'intervista ad Alima, una donna ivoriana arrivata in Italia nel 2017.

Intervista a cura di Beatrice Valterio.


Piacere di conoscerti! Parlami di te.

Mi chiamo Alima e ho 30 anni. Vengo da Korhogo, una città della Costa d'Avorio. Vivevo lì con mia madre, mio ​​fratello e le mie 3 sorelle. Poi ho deciso di partire e nel 2017 sono venuta in Italia. Adesso vivo in un appartamento condiviso nel centro di Perugia.

Raccontami di più della tua vita in Costa d'Avorio.

Sono cresciuta in una grande famiglia e mio fratello minore è l'unico che ha avuto l'opportunità di andare a scuola. Io e le mie sorelle abbiamo iniziato a lavorare quando eravamo piccole per aiutare la nostra famiglia. Ho lavorato in un negozio di alimentari e poi come aiuto cuoca in un ristorante per molti anni.

Ho una figlia... ha sempre vissuto con la famiglia di suo padre in Costa d'Avorio. Ha compiuto 11 anni la scorsa settimana!

Auguri! E ora che sei qui, com'è la tua vita?

Ogni giorno prendo l'autobus e frequento un corso di lingua a scuola. Quando torno a casa, parlo con la mia famiglia e miglioro la lingua italiana insieme ai miei coinquilini. Prima lavoravo anche in fabbrica ma al momento sto cercando un nuovo impiego.

Quali lingue conosci e quali sono le difficoltà nell'imparare un nuovo idioma?
La mia lingua madre è il bambara, ma parlo anche senufo, baoulé, francese e… un po' di italiano. Penso che il francese mi aiuti nell'apprendimento, ma siccome non ho potuto frequentare la scuola in Costa d'Avorio, ho imparato qui a leggere e scrivere!

Sorprendente! Quali sono le cose che ti piacciono e quelle che non ti piacciono dell'Italia?

Mi piace l'Italia perché questo è il Paese che mi ha accolto quando sono arrivata… ho conosciuto molte persone e con alcune di loro ho creato un buon rapporto. Una cosa che a volte mi infastidisce è che per fare qualsiasi cosa, dobbiamo riempire troppi… “PAPIERS, PAPIERS… PAPIERS!” (termine francese che significa “moduli”) -ridiamo entrambe-

Quale sarebbe il lavoro dei tuoi sogni?

Mi piacerebbe fare la panettiera sin da quando ero bambina! Ho intenzione di frequentare dei corsi di formazione e migliorarmi in cucina… ma sono aperta a tutte le possibilità!

Secondo te, quali sono le principali difficoltà nel trovare lavoro? Pensi che uomini e donne abbiano le stesse opportunità?

Personalmente, da una parte faccio fatica a trovare lavoro qui perché il mio italiano non è ancora buono. D'altra parte, fino a quando non troverò un lavoro, sarà anche difficile migliorare la lingua perché il poco tempo trascorso con gli italiani è a scuola. Inoltre, penso che gli uomini possano trovare un lavoro più facilmente delle donne perché sono più… indipendenti, più liberi dai pregiudizi degli altri. Le donne potrebbero sentirsi più vulnerabili in questo senso.

Quali sono i tuoi punti di forza e di debolezza?

Uhm… penso di essere una persona paziente e determinata, ma a volte sono anche un po' pessimista.

Come ti immagini tra 10 anni?

Mi immagino con un lavoro che mi piace, la mia famiglia... e stabilità.

Qual è la tua paura più grande?

Penso che sarebbe finire da sola, senza aver raggiunto i miei obiettivi. Ecco perché cerco sempre di motivarmi e migliorare la mia vita.

E... qual è la tua più grande speranza?

Vorrei poter trovare un lavoro... e portare mia figlia qui con me. Questa è la mia più grande speranza!

 

 

Per saperne di più sul progetto EMIRE visita la pagina dedicata nel sito di Frontiera Lavoro.